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Yachar, 21

 

Sono nata a Tunisi il 24 settembre del 1997. Sono arrivata in Italia quando avevo più o meno un anno, ho una sorella e un'altra piccola di otto anni. Ho sempre avuto un rapporto distaccato con i miei genitori, nel senso che praticamente sono cresciuta da sola. Non ho mai avuto quella figura paterna o materna della tipica famiglia con mamma, papà e figli. È da quando sono piccola che in realtà è così; poi quando è nata mia sorellina, avevo dodici anni più o meno, è andata ancora peggio perchè mia mamma lavorava. Mio papa è andato via di casa quando avevo sedici anni per “merito mio” perchè era un po' una persona di merda e quindi ho deciso di fare così. Con mia mamma c'è un rapporto che credo sia di amore e odio; c'è sempre quel distacco però lei mi vuole bene e io le voglio bene. Sono venuta qui in Italia quando avevo un anno però sono cresciuta in Tunisia, non ho mai acquisito la mentalità italiana o veneta, non mi sento italiana e non voglio neanche esserlo sinceramente. Mi sento tunisina e lo sono, per me è la mia cultura, il mio paese, quello sono e quello rimarrò. Vivere in Italia è per me viviere in un paese che non mi piace, ti dico la verità. Non mi piace il modo di pensare di determinate persone, diciamo che non mi piace la gente che giudica troppo, in Italia sono troppo giudici: non ne hanno diritto ma lo fanno, soprattutto se sei diverso. Io porto gli afro, ho dei capelli assurdi e questo è un altro motivo per fare battute “innocenti” del tipo “hai preso la scossa?” però le senti da quando sei piccolo e diventa pesante. Lo vedo da parte di tutti, qualsiasi età, ed è una forma di discriminazione e di paura del diverso: qui non sono abituati alle persone diverse, preferiscono chi è fatto con lo stampino e sinceramente ho un po' di paura di questa cosa.

Io ricordo tutto. Se mi chiedi cosa è successo il dieci giugno del 2004 io te lo so dire. Nel mio primo ricordo, credo di aver avuto 2 o 3 anni, ero al luna park con la mia famiglia e i miei zii, mio zio mi portava in groppa e ad un certo punto mi ha messo giù. Cammino da sola, ripeto la parola spostati in arabo e mio zio ride perchè vede le persone girarsi sorprese dal non incontrare nessuno mentre io cammino dritta. Mi ricordo anche che sputavo il cibo in faccia ai miei parenti perché non volevo mangiarlo. Ero piccolissima. Ricordo la faccia di mia nonna, giuro.

Il mio colore preferito è il nero. Mi piace perché per me indica la perfezione.

Ho paura dell'impotenza, di sentirmi impotente. Ho paura anche degli insetti, delle cavallette ma quelle sono cose che sto superando. L'impotenza mi uccide, mi fai male se riesci a portarmi in quello stato. Ho rischiato di morire una volta a Ravenna, avevo dodici anni, nuotavo e andavo avanti sempre più lontano perché l'acqua era bassa. Tornando indietro sono andata a fondo in una buca con un mulinello. Non potevo fare niente e ho aspettatto immobile di arrivare giù per poter poi risalire. Sono riuscita ad uscire all'ultimo e ho respirato con forza, nuotando poi velocemente per tornare a riva e, non appena arrivata, sono svenuta. Mi hanno portata in ospedale. Intendo questo tipo di impotenza; io controllo troppo me stessa e tutto quello che mi circonda, e non puoi togliermi questa cosa.

Come opera preferita scelgo Lose Yourself di Eminem, che è anche il mio tatuaggio. Quando avevo sei anni in Tunisia un mio cugino mi ha fatto praticamente da padre, eravamo una cosa sola. Mi ha fatto vedere il film 8 Mile e io ricordo il momento in cui si sente l'inizio della canzone. Lui mi ha fatta iniziare a cantare e a ballare avvicinandomi all'hip hop. È morto quando avevo quattordici anni, ho provato un dolore indescrivibile. Non lo vedevo da tre anni. Lose Yourself è l'unico ricordo che ci lega, insieme all'hip hop in generale.

Sogno di ballare e sogno la musica in se, perché è ciò che sono io. Vorrei anche scrivere dei libri, pubblicarli e far sapere alle persone il mio pensiero, perchè so che ciò che penso lo pensano tante altre ma si sentono giudicate. Magari leggendo qualcosa che scrivo io potrebbero sentirsi meno diverse. Io ho una teoria su praticamente qualsiasi cosa mentre tanti hanno paura di esprimersi sull'esistenza.

Non mi auguro nulla in realtà, le cose vengono da se. Non ho mai cercato nulla, sono convinta che se ti comporti in un determinato modo, non sia necessario cercarle. Per augurarti qualcosa da solo devi essere una persona triste.

Ad uno sconosciuto auguro invece di fidarsi di se stesso. “Real until I die”. Questo è il mio augurio a chiunque. Rimanere fedeli a se stessi.

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