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Salvatore, 76

 

Sono nato a Lula, Nuoro, il 26 gennaio del 1940. Da lì ci siamo trasferiti a Nuoro, da Nuoro a Lanusei e poi a Padria. Nel 1945, io provengo da una famiglia istriana, siamo stati mandati di nuovo in Istria, però arrivati a Trieste siamo stati mandati in un alloggio per sfollati. Da lì, a Pola ed in seguito verso Servola, sotto Trieste. A quel tempo Trieste era sotto il controllo dei serbi perché l'Istria e tutta la Dalmazia erano occupate da Tito. Era divisa in due zone: la zona italiana e la zona B. Tutti i miei parenti, compresi i miei zii, avevano servito la patria italiana perché italiani. L'origine vera e propria dovrebbe essere il Veneto. Nel 1950 sono venuto a Sassari dove abitava già mia madre, mio padre e tutta la mia famiglia. Sono sempre rimasto qui. Ho vissuto in un quartiere abbastanza povero, uno dei quartieri malfamati di Sassari di quel tempo in quanto tutti i più sfortunati di Sassari vivevano lì. Anche i famosi alluvionati di San Donato, venivano mandati nelle caserme di Rizzeddu, nella zona detta Montelepre. A Sassari ho fatto tutto e per me è la città più bella del mondo: nel 1958 feci domanda per emigrare in Germania, dato che qui non c'era lavoro m quando mi chiamarono per firmare il passaporto non ci andai. Poi ho conosciuto mia moglie e la sua famiglia, io andavo a scuola con suo fratello, ed io e lei ci siamo fidanzati e sposati. Nel dopoguerra a Sassari si stava male, era tutto da ricostruire, non c'era lavoro in città e ci si dava da fare in campagna. C'era però meno delinquenza e più rispetto ed oggi purtroppo questo manca.

Il mio ricordo più lontano di tutti risale a quando avevo cinque anni. Conobbi una sorella più grande di mamma che era stata prigioniera in un campo di concentramento. Mi raccontò di essere stata liberata proprio il giorno in cui i tedeschi la stavano portando al forno crematorio. Ero innamorato di questa zia che era sempre allegra e quindi decisi di rimanere con lei. Sono stato lì sino agli anni cinquanta, ricordi indimenticabili tra il Friuli ed il Veneto. Diventato uomo mi sono sposato con una padrona di casa che mi ha dato quattro figli.

Il mio colore preferito? Ad eccezione del rosa mi piacciono tutti. Dal nero al bianco e dal verde all'azzurro tutti sono bellissimi. Anche il rosso non mi garba molto.

Ho paura del tradimento, di quando ti fidi di un amico che ti da una pugnalata. Non ho paura di nessuno, mai avuta. La morte non fa paura, perché sai che arriva. Devi solo aver paura di chi comanda lassù. Io andavo a caccia nel nuorese da solo con solo il mio fucile, nei luoghi dove c'erano i conflitti a fuoco con i banditi.

La musica è troppo bella, non c'è una preferenza, come cantanti preferivo Claudio Villa, Nilla Pizzi ed anche Domenico Modugno. Ho vissuto quel tempo. Per me non esiste un quadro da scartare, amo sopratutto i grandi del Rinascimento: Il Tintoretto, Botticelli, Tiziano, Della Francesca, Caravaggio, soprattutto Leonardo da vinci, Michelangelo. I quadri colpiscono anche se non vengono da pittori famosi. Un dipinto di Picasso o di Dalí, se non piace non piace, il valore dipende molto da come lavora un artista. Io sono un amante dei paesaggi e delle marine, mi piacevano gli acquerelli del Prof. Paolo Galleri che non dipingeva mai ad olio. Tra i nostri rappresentanti nel mondo dell'arte c'erano Meledina, Spada, Sassu di Thiesi, ed altri. Se parliamo di opere d'arte nazionali basta vedere Venezia sulle palafitte, Il Colosseo a Roma, il Parco di San Valentino, il Duomo e la Scala di Milano, Matera con i suoi Sassi. In Sardegna abbiamo Cagliari, S. Antioco, Nora. La Sardegna è troppo bella. Qui abbiamo i nuraghi, la cui storia resta misteriosa come quella delle piramidi. Sento Sassari come la mia casa ed in settantotto anni sono tornato nel mio paese solo una volta. Mi sento sassarese ed ho qui figli e famiglia. Penso che chi ha rispetto di se stesso abbia di conseguenza rispetto per la terra e per gli altri.

Cosa sogno? Io niente, per il mio futuro vorrei vedere i miei figli sistemati non nella ricchezza ma con un buon lavoro. Ormai sono arrivato a settantotto anni, ho la mia piccola pensione per tirare avanti insieme a mia moglie. Prima di andarmene vorrei vedere sistemati anche i nipoti, che sono come i figli: un pezzo di cuore. Nella vita ho avuto soddisfazioni grandissime ma mai la ricchezza. Come disse Nino Manfredi: “Basta la salute, un paio di scarpe nuove e si gira il mondo”.

L'augurio migliore ad uno sconosciuto sono la salute e la prosperità.

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