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Samuele, 34

 

Sono nato a Sassari il 5 giugno del 1984. Ho un fratello minore, una madre ed un padre. Siamo tutti originari di Sassari. Abbiamo vissuto i primi anni nel quartiere di S. Maria di Pisa con mia nonna materna, poi ci siamo trasferiti in via Lamarmora al centro storico ed abbiamo sempre vissuto li. L'infanzia, come tutti i bambini del periodo l'ho passata giocando a pallone e con le biglie, c'era il soffietto, il nascondino, e l'acchiapparello. Inseguivamo le lucertole ed i topi tra la campagna e S.Maria di Pisa. Stessa cosa quando mi sono trasferito al centro storico: partita a pallone con i bambini del vicinato una vita da bambino normale diciamo. Non c'era tecnologia, che è sbarcata qui negli anni 90. Ricordo il Commodore 64, la mia prima console per videogiochi. Ho fatto le elementari in via Principessa Jolanda, anche l'asilo. Poi le scuole medie alla N°7 con rientro serale e partita obbligatoria a calcetto in Piazza Tola prima di entrare a scuola; lì incominciavi a vivere un po' la giungla dei ragazzini di Sassari Vecchio, dove vigeva la legge del più forte. Si stava al muretto ed iniziavano le prime uscite con rientro a casa alle sei del pomeriggio. Poi ho fatto le industriali, abbandonandole perché alla fine non era la scuola che mi avevano proposto: io volevo fare il perito informatico ma non è stato come mi aspettavo. A vent'anni ho iniziato a lavorare come cameriere stagionale e appena avuta l'opportunità ho cercato di ottenere i posti migliori, così sono partito per due mesi in Trentino, scappando via per il freddo. Subito dopo ci hanno chiamati a lavorare in un ristorante/hotel in Toscana, con un amico di Tortolì. Lì sono passato da Commis di Sala a Chef de Rang, stavo imparando il mestiere. Da lì ho fatto carriera e abbiamo aperto a Roma il Brunello, sempre della stessa catena. C'era qualcosa che non mi bastava e dopo un anno a Roma sono partito a Londra dove ho fatto sei anni lavorando in buoni posti, mi sono stancato del ristorante e mi sono spostato al settore bar, trovando posto come cameriere di sala al Ritz Hotel di Londra. Da lì ho iniziato a fare l'apprendista bartender e a studiare da autodidatta comprando i diversi libri. Ho fatto altri tre anni lì cambiando vari posti e stancatomi del clima sono andato in Australia. Mi ero ripromesso di diventare bar manager e così ho fatto: in una paio di settimane a Melbourne con tre lavori diversi ho trovato proprio un posto da bar manager in un bel ristorantino. Sono rimasto sei mesi e sono partito per rinnovare direttamente il visto. Ho girato un po' dal nord fino a Sidney, dove ho subito trovato lavoro all'hard Rock Cafe. Nove mesi e sono tornato in Sardegna, dove mi sono “incastrato” ad aprire il Caimano Distratto.

Il mio primo ricordo, il mio primo flash da bambino è probabilmente mio nonno in punto di morte nel letto a casa di mia nonna. Avrò avuto tre anni.

Il mio colore preferito è il blu. Mi da un senso di calma e relax, mi riporta al mare, uno dei posti dove a mio avviso ti puoi riposare anche se ci vado molto poco.

Ho paura di non arrivare alla realizzazione personale e di rimanere inglobato nella routine e nella società, di non riuscire ad arrivare con me stesso per dare troppo alla società.

Un'opera? La più recente che ricordi è la canzone Over The Rainbow di Israel Kamakawiwoʻole. Come la maggior parte della musica mi ha aiutato a sfogare rabbia e dolori di una fase della mia vita. È stata una canzone che mi ha aiutato molto con le sue vibrazioni ed in quel periodo, vissuto da solo, ho imparato a conoscermi.

Sogno un baretto in riva al mare con casa annessa e laboratorio dove possa sfogare il mio lato artistico mentre lavoro per me stesso, una situazione molto rilassante senza troppe necessità superflue.

Mi auguro di rimanere sempre me stesso e di non fermarmi fino a quando non mi sentirò realizzato.

Più di un augurio per uno sconosciuto mi viene un suggerimento: mai rimanere inglobati al problema ed investire le tue energie nella soluzione.

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