Menu

Sean, 50

 

Mi chiamo Sean Hesketh. Sono nato nell’est dell’Inghilterra, vicino a Cambridge, e ho trascorso i primi mesi della mia vita in una piccola e simpatica cittadina chiamata Newmarket, il tipo di posto che gli americani chiamerebbero “one horse town” (città a un solo cavallo), ma in realtà migliaia di cavalli vivono lì perché è il centro europeo delle corse equestri. Sono un mix: sangue scozzese, sangue gallese e parecchio sangue irlandese. Mio nonno era irlandese. Penso che in me ci sia anche un po’ di sangue vichingo. Tendo ad abbronzarmi facilmente, forse un po’ di sangue mediterraneo? Mi definisco britannico, non inglese. Per via del lavoro di mio padre ci siamo trasferiti nel West England, vicino al confine gallese, ed era bellissimo: la campagna, le colline verdi. Sono andato a scuola lì, molto antica, è stata un’influenza importante per la mia vita credo. Ho ancora le stesse abitudini di quando avevo 12 o 13 anni, e mi ha insegnato ad apprezzare gli ambienti suggestivi. Sono stato molto fortunato nella mia vita a vivere circondato da edifici antichi; credo che la regina abbia detto “il mondo odora di vernice fresca”, al contrario io vivevo in posti in cui le persone vanno per scattare fotografie. Poi ci siamo trasferiti nel sud ovest dell’Inghilterra, ho vissuto lì per un po’ e ci siamo spostati in Cornovaglia. Posto bizzarro. I romani non ci sono mai arrivati! I gallesi e i bretoni condividono lingue molto simili. Una delle cose che amo della Sardegna è che vi preoccupate molto che le vostre tradizioni siano sotto minaccia; l’ultimo madrelingua a parlare il Cornico è morto quindici anni fa. Adesso puoi imparare quella lingua solo sui libri o all’università, mentre qui (Sardegna) se lascio Sassari e guido per 20 minuti, incontro molte lingue. A proposito della mia famiglia, mio padre era la somma di un dottore e un’infermiera, ecco come si sono conosciuti i miei nonni. Mio nonno aveva molto successo quindi mia nonna passava i suoi pomeriggi a inseguire i criminali della comunità locale. Era temuta dalla sua famiglia e dalla cittadina. Mia mamma aveva un padre irlandese e una madre mezzo gallese. Il mio nonno irlandese era un bambino molto vivace e fu mandato a Newmarket a 11 anni.

Il mio primo ricordo? I miei genitori non mi credono perché ero molto piccolo, non più di tredici o quattordici mesi, e i miei vivevano in un piccolo cottage, carino e caldo in inverno ma soggetto a pericolo di incendio. Hanno vissuto lì finché mia mamma non ha avuto un altro figlio. Mi ci hanno riportato anni dopo e ho esclamato: ”io conosco questo posto”. C’era un piccolo torrente e ricordo mio padre lavorare nel campo dietro la casa. È una pianura molto vasta.

Il mio colore preferito? Non posso darti una risposta definitiva, dipende da dove mi trovo. Se mi manca qualcosa dell’Inghilterra è proprio il verde del prato e l’odore dell’erba tagliata che persiste tutto il tempo, d'estate. Qui in Sardegna mi piace molto la varietà dei verdi: la specie di grigio-verde delle olive, così estraneo per me, e dei cipressi. Penso che marrone e blu sia una buona combinazione. Adoro il blu molto, molto particolare del tramonto mediterraneo, ad agosto alle otto di sera.

Chiedermi di cosa non ho paura creerebbe una lista più corta. I gatti in Inghilterra hanno nove vite, non sette come qui, e io ne ho già usato dodici di quelle nove. Personalmente credo che la cosa che temo di più sia la noia: se mi annoio inizio ad impazzire. In una prospettiva più ampia, ho paura per le prossime generazioni. Credo che la storia sia ciclica, non lineare, e il ciclo in questo momento è ad un punto molto critico. Le cose miglioreranno e poi peggioreranno di nuovo ma con una popolazione così numerosa come adesso, non possiamo permetterci che le cose vadano male per molto tempo. Siamo un minuscolo granello di polvere in relazione al sistema solare, figuriamoci rispetto l'universo, ma è il solo granello che abbiamo. Mio fratello è cresciuto nel West England e io sono tornato a Cambridge per necessità di stimolo mentale. Lui è un ragazzo di campagna e un giardiniere, uno sterminatore di conigli (che sembra terribile ma in Inghilterra va fatto) e caccia in modo tradizionale usando furetti, falchi e cani. Ogni tanto spara qualche colpo. Lo ammiro perché non si descriverebbe mai come un ecoguerriero ma penso che sia meglio di un attivista perché riconosce che i vecchi metodi sono migliori. Non è una missione per lui, lo trova scontato: ricava le sue reti da fibre naturali. Diciamo che se tutta la plastica del mondo scomparisse durante la notte, mio fratello non se ne accorgerebbe.

Se dovessi scegliere un’opera preferita, sarebbe un dipinto, ma i dipinti non si muovono e non hanno l’elemento del tempo, quindi sceglierei la musica. Le Variazioni Goldberg sarebbero un’opzione ma preferirei un’opera, perché c’è tutto: musica, voci, belle donne, belli uomini, scenografia, la magia del teatro che ricordo dalla mia infanzia. Mi piacerebbe scegliere la "Traviata" ma ho paura che dovrò scegliere "le nozze di Figaro", la prima opera di cui mi sono innamorato. Avevo dodici anni. Oh, e la bellezza della lingua italiana. C’è bellezza anche nella “parsimonia” della lingua italiana. Credo abbia 250.000 parole contro gli 1,4 milioni di parole inglesi ma con quel lessico di base, hai più spazio. Se viene usato elegantemente.

Personalmente, sogno di raggiungere un equilibrio. Serenità. Nello specifico, sogno di veleggiare attraverso un oceano. Guardo a ciò in un senso più ampio, guardo al microcosmo che osservo dal mio tavolino in Piazza Tola ed è un totale crogiolo di razze, credenze, colori. Nonostante io sia un pragmatico, credo che se si provasse a fare qualcosa su larga scala, sarebbe un fallimento. Sogno di piccole comunità come quella: se ne avessimo a sufficienza il mondo sarebbe un posto molto più felice e molto più bello per molte più persone.

Cosa auguro a me stesso? Oggi leggevo di un uomo francese che negli anni ’60 partecipò a una gara di yacht intorno al mondo. La gara alla fine fu vinta da un inglese: noi siamo incredibilmente competitivi e anche io lo sono. Quando facevo canottaggio il mio allenatore mi ha rubato la ragazza ed è partito ai Caraibi, quindi sono dovuto diventare allenatore. L’allenatore dell’altra squadra seguiva i nostri avversari su una bicicletta, dando istruzioni. Io facevo le parole crociate nella parte posteriore della barca con la mia squadra che mi gridava: “Sean, stanno ricevendo istruzioni su come batterci, dacci delle indicazioni!” - e io rispondevo - ”Voi guardate indietro, io sono voltato dall’altra parte. Non guardate gli altri, fate quello che ho detto e ricordatevi che non mi sono alzato dal letto per finire al secondo posto! Dovrebbe essere abbastanza”. Riguardo alla gara di yacht, l’inglese vide la sua barca cadere a pezzi. Si vergognò così tanto quando si rese conto che non avrebbe girato per il mondo che falsificò i diari di bordo tramite l’osservazione delle stelle. Trovarono la sua barca ma non trovarono mai lui: si pensa che si sia ucciso piuttosto che affrontare “la musica”. L’altro inglese fu l’unico a finire la gara ma il francese era davanti miglia e stava per vincere facilmente, il che fu provato dal fatto che girò la barca, rinunciando alla gara, e navigò un’altra metà del mondo fino ad Haiti. Penso a un uomo che dopo mesi di mare ha deciso: ”No, non voglio quello! Questo è ciò che voglio!” e questo è ciò che desidererei per un po’ nella mia vita ora, ciò che voglio, ciò di cui ho bisogno. Dammi un pezzo di pecorino di Osilo, una pagnotta e un bicchiere di Cagnulari di Usini - tre euro al litro - una buona opera alla radio e sono felice.

Cosa auguro ad uno sconosciuto? Su Rai Radio 3 parlano molto senza musica e c’è un programma divertente che viene annunciato così: ”Ti daremo un libro e un disco da portare con te sulla tua isola deserta” – poi ci mettono un tocco italiano – “Adesso ti daremo la lampada magica di Aladino ma con un solo desiderio”. I desideri sono pericolosi perché a volte ottieni quello che chiedi. Non riesco a ricordare il nome, ma il ragazzo del mito greco che desiderava l’immortalità e la ottenne ma dimenticandosi di chiedere anche l’eterna giovinezza, cosa che lo portò a divenire sempre più vecchio e decrepito. Penso che la rabbia sia una forza molto distruttiva che tutti abbiamo e abbastanza spesso le radici della rabbia vanno così indietro che è impossibile rintracciarle. Vedo molta rabbia e se potessi desiderare qualcosa per uno sconosciuto, potrei sperare che trovi un modo per affrontare la sua rabbia e che, se potesse farlo, qualunque siano le circostanze materiali penso che sarebbe molto più… Stavo per dire felice, ma ricordo una frase di Jane Eyre, uno studente che chiede: ”Saremo felici?” e Jane Eyre, l’insegnante, risponde: ”Dovremmo lavorare sodo e sentirci contenti.” Penso sia un buon obiettivo per tutti.

Faces | Vox utilizza cookie tecnici e di terze parti.
Poniamo la massima attenzione alla privacy degli utenti ed utilizziamo solo i cookie necessari al corretto funzionamento della nostra struttura.
Premi il tasto "Accetto" per proseguire o il tasto "Normativa" per ottenere tutte le informazioni che ti occorrono.