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Loris, 20

 

Sono nato ad Ozieri nel 1998, abbiamo vissuto per un periodo a Porto Torres e poi ci siamo trasferiti in Inghilterra con mia madre e Salv. Avevo due anni, mio fratello ne aveva pressapoco cinque. Non ricordo niente del periodo in cui abbiamo vissuto in Sardegna. È curioso, perché non so davvero come identificarmi: ho praticamente vissuto tutta la mia vita in Inghilterra, andando in Italia durante le feste per vedere la mia famiglia. Sento di appartenere a questa realtà ma al contempo tutti i miei amici sono inglesi - studio lì - ed è strano ma bello essere parte di entrambe. Da bambino adoravo venire in Sardegna, vedere tutta la mia famiglia, stare tutti insieme a tavola. Questo è un qualcosa che non ho in Inghilterra mentre ogni volta che torno qui, tutta la famiglia sta insieme. Il conoscere e stare con i miei cugini è un'altra cosa che non ho quando sono via. Organizziamo dei grandi pranzi, specialmente quando è il compleanno di qualcuno, d'estate, magnifico. Questi sono probabilmente i ricordi più belli della mia infanzia. Venire in Sardegna solo d'estate e per la Pasqua, mi ha reso paradossalmente più vicino ai miei cari. Se avessi passato tutto il mio tempo qui, non saremmo così legati. Quando vengo qui, apprezzo maggiormente i momenti spesi insieme. Questo ha portato me e mio cugino a diventare migliori amici, abbiamo davvero molto in comune.

Il mio primo ricordo risale con molta probabilità alla prima casa in cui abbiamo vissuto in Inghilterra. Una piccola casa in periferia, con la scuola a due minuti di distanza. Ricordo che avevamo un giardinetto sul retro dove giocavamo a calcio. Ho sempre odiato il calcio, mio fratello ci ha giocato un po' ma senza grande interesse. Crescendo ci siamo resi conto di avere un animo più artistico, calciare un pallone ci annoia.

Il mio colore preferito è il giallo. Giallo mostarda per la precisione. È il colore che sta meglio con la mia pelle olivastra. Posso indossarlo, mi sta bene.

Ho paura di non andare incontro alle mie aspettative, come quando vedi la felicità come un obbiettivo che si allontana a seconda della situazione. Non ho paura di essere felice insomma, ho paura di quanto possa essere difficile raggiungere quello stato d'animo. Un esempio può essere l'agire in una direzione aspettandosi di raggiungere soddisfazione ma, una volta arrivati, non avvertire niente.

Scegliere una sola opera d'arte tra tutte è molto difficile, ne scelgo una che descrive come mi sento in questo momento: American Beauty, il film con Kevin Spacey. Mi dispiace molto più che per lui, per le persone a cui ha fatto del male. Allo stesso tempo, quando una persona che ammiri molto si rivela essere “strana” è deludente. Guardi una persona e pensi di conoscerla mentre poi si rivela tutt'altro.

Cosa voglio? Vorrei una birra in questo momento, perché è una bella sera d'estate. Nel senso di sogni o aspirazioni, cerco di non pensarci troppo: ho paura che possano cambiare presto. Per essere più preciso, ho solo paura di non sapere cosa sto facendo, di trovarmi in una situazione in cui pensare “e adesso?”. Voglio sempre avere una direzione in cui muovermi. Avere sempre uno scopo.

Spero di non trovarmi mai in una situazione in cui, guardando un qualcosa, mi capiti di pensare “di questo so già tutto”. Mi auguro di avere sempre da imparare.

Ad uno sconosciuto auguro di non farsi giudicare dagli altri, lasciandosi condizionare. Ne sono vittima anche io, quindi vorrei che a nessuno importasse del giudizio altrui, così da diventare tutti uguali. Vorrei che tutti capiscano quanto è bello conoscere altre persone; come in questo progetto, per esempio. Vorrei insomma che le persone abbracciassero la propria individualità.

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