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Syama, 22

 

Sono nata in India, a Kullu Manali, sulla catena dell'Himalaya. Mia mamma è di Bristol mentre mio babbo è italiano, del Trentino Alto Adige. Abito in Sardegna da sette anni e mi sono spostata tra Telti ed Olbia, dove ho frequentato il liceo. In seguito sono andata a studiare in Inghilterra prima di trascorrere sei mesi a Los Angeles, dove tornerò a settembre. Faccio l'attrice e a tempo perso faccio qualsiasi altro lavoro per guadagnare un po' di soldi. Non voglio fare nient'altro nella mia vita e ho paura di dovermi accontentare di un lavoro che non mi piace. Anche sposare uno che mi tradisca. Mia madre e mio padre si sono separati quando avevo due anni, mia mamma ha sofferto molto per questa cosa. Mio padre è scappato con una francese e adesso hanno due bambini, i miei fratellini. Ho un altro fratello nato da mia madre e mio padre, lui è in Inghilterra e non vuole più studiare: ha lasciato al primo anno di università perché vuole girare il mondo. Mamma ha un compagno tedesco da sei o sette anni. Sono molto creativa, molto stabile e molto disordinata.

Ho questo ricordo ma non so se sia un sogno. Ero a casa di mia nonna Pia, la mia nonna italiana, e mi ricordo che papà stava suonando il pianoforte. Non credo che lo sappia suonare. Subito dopo, mia mamma portava una tazzina di caffè che aveva il cucchiaino dentro ed iniziavano a litigare. Dopo quello non ricordo altro.

Mi piacciono tutti i colori, mi piace abbinarli. Se devo sceglierne uno scelgo il giallo.

Ho paura di trovarmi un una situazione dove non riesco ad esprimermi o di non avere una vita utile agli altri. Ho scelto di raccontare le storie degli esseri umani perché lo sento indispensabile; è una voglia innata. Da sempre gli esseri umani si raccontano storie, è un'arte molto antica: mi affascina trovarmi nei panni di qualcun altro, vorrei farlo tutta la vita e sempre. Sto leggendo un libro sull'uomo come animale sociale: l'autore, uno psicologo, afferma che abbiamo tante personalità quante persone conosciamo. MI spaventa entrare troppo in un personaggio e porre a me stessa le medesime domande. Non sono così sicura di ciò che sono. A livello pratico ho paura del comunismo come estremismo e della privazione della libertà di parola. Ritengo sia necessario verbalizzare le emozioni negative.

Un'opera di Shakespeare: Macbeth. È la mia preferita, mi piace il modo in cui parla delle tentazioni dell'animo umano, della corruzione e del potere femminile contro cui tutti tacciono. Rispetto molto Shakespeare perché ha fatto un ritratto del genere umano senza una morale precisa e senza giudicare. Lui scrive in maniera neutrale, descrivendo animo umano nell'oscurità e nella luce.

Sogno l'oscar. Bisogna mirare in alto altrimenti si è stupidi. È difficile, ma dato che ho tutta la vita davanti è giusto provare. Da piccola disegnavo molto, cercando sempre di raccogliere i dettagli: il mio obbiettivo era riprodurre la realtà in maniera fotografica. Il dover “far bene” è un'abitudine che ho in tutto. Mi piace recitare per via della caccia ai dettagli e provo sempre a pensare a tutto. L'oscar rappresenta un “well done” (ben fatto). Ogni giorno scrivo ovunque questo mio obbiettivo.

Voglio augurarmi di scegliere le storie e non far parte delle “storielle”. Niente film stupidi che creano generazioni di ragazzi superficiali. Mi auguro di non sposare qualcuno che tradisca la mia fiducia e di arrivare al successo per aiutare la mia famiglia. Non voglio pesare ma essere un “più”.

Ad uno sconosciuto auguro di stare bene con se stesso, Di avere sempre il sorriso, di lavorare sodo, di costruirsi una famiglia e tante cose belle. Auguro il meglio a chiunque incontro.

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