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Il progetto.

FACES&VOX è un progetto fotografico e letterario che si fa carico di rappresentare in maniera plausibile la diversità etnica e culturale del genere umano, attraverso l'immagine ed il racconto.

Noi siamo Antonio Mulas e Cristiano Dettori, e da tempo coltiviamo la volontà di creare uno strumento di facile accesso che permetta di avvicinare persone tra loro distanti, sia geograficamente che culturalmente.

Nel mondo contemporaneo si avverte ancora la distanza e la paura del diverso; quasi mai le differenze sono fonte di arricchimento, al contrario, ci si allontana sempre di più da una salda unione di culture ed etnie che porti all'abbattimento di tutte quelle barriere che, nella maggior parte dei casi, sono unicamente frutto di ignoranza.

Il progetto nasce come reazione e conseguenza all'attuale situazione sociale e alla difficoltà di portare a compimento uno scambio costruttivo volto alla convivenza pacifica. Il progresso nel campo della collaborazione tra esseri umani appartenenti a popoli differenti è purtroppo soffocato da fenomeni xenofobici più o meno gravi scaturiti troppo spesso dall'assenza di informazioni concrete.

Per sopperire a questa mancanza, abbiamo scelto di servirci di una composizione fotografica d'impatto e priva di "equivoci" grazie a cui ogni ritratto mostrerà il viso di un essere umano contrastato ad un fondale totalmente nero, volto ad elidere ogni interferenza esterna, rappresentando al contempo l’assenza di luce come origine e punto di ritorno. Intrecciato all’opera fotografica, abbiamo concepito un'intervista che approfondisce usi, costumi, speranze e paure di ogni soggetto ritratto, svolgendo una ricerca attraverso le tre istanze fondamentali del tempo: passato, presente e futuro. I quesiti posti hanno una struttura aperta, consentendo all'intervistato di esprimersi liberamente e di essere sempre padrone del proprio esposto. Le domande poste sono le stesse per tutti i partecipanti, così da consentire un confronto equilibrato tra le diverse esperienze.

Chiunque può partecipare non essendo presente alcun limite di età.

Il fotografo.

Mi chiamo Antonio Mulas e sono un fotoreporter italiano. La passione per l'obbiettivo è un qualcosa che mi appartiene sin dall'infanzia e crescendo mi sono reso conto di avvertire un senso di responsabilità verso diverse tematiche sociali, sensazione che sempre più spesso mi costringe a voler raccontare ciò che i miei occhi incontrano. Ho scelto la fotografia come mezzo per esprimere questo bisogno perché penso sia il modo più diretto e sincero di comunicare.
Sono nato a Sassari il 22 Settembre del 1993. Sei anni dopo, una vecchia macchina Kodak, regalatami dalla mia nonna paterna, entra in punta di piedi tra i miei giocattoli, legandosi per sempre a me come primo ricordo ed elemento scatenante della passione che provo per l'obiettivo.
L'adolescenza fugge via in fretta e, con la maggiore età, una DSLR Nikon, regalo dei miei genitori, riaccende la miccia di quella vocazione latente ma mai dimenticata. L'autodidattica è stata la mia prima vera maestra dandomi una spinta creativa e una voglia insaziabile di scoprire.
Compiuti vent'anni trascorro sei mesi aValencia, in Spagna. E' qui che tra uno scatto e l'altro vengo letteralmente fulminato dallo stile di vita dei senza tetto, così silenzioso per chi si lascia distrarre dall'odierno conformismo ma dall'impatto devastante per chi ha il coraggio di guardare davvero.
Da questo flusso di coscienza prendono vita immagini sincere e taglienti, mantenendo intatto quello che è il vero scopo di un fotoreporter.
Tornato nella mia città natale decido di curare la mia prima mostra, dal titolo "Senza Fissa Dimora", composta da diciotto immagini che rappresentano la quotidianità di quegli uomini e quelle donne che, nella maggior parte dei casi, restano invisibili.
Questo paragrafo della mia vita mi segna a tal punto da plasmare il mio carattere e le mie idee dandomi la certezza che, con la fotografia, potrei realmente cambiare qualcosa.

Lo scrittore.

Il mio nome è Cristiano Dettori e sono nato il 24 luglio del 1991, a Sassari. Nella vita mi occupo di informatica e grafica pubblicitaria.
La mia passione per la scrittura nasce in tenera età, portandomi a sentire il bisogno di dare nuova linfa vitale a personaggi già esistenti o di creare interi mondi dal niente. Questa inclinazione continua ad accompagnarmi tuttora e si è manifestata in forme diverse durante la mia crescita: la narrativa e il fumetto durante l'infanzia, quando ancora non si ha premura di ciò che accade nel mondo reale e la fantascienza durante l'età adolescenziale, figlia del bisogno di esplorare l'ignoto. Il vero cambiamento avviene però durante l'ingresso nella vita adulta, momento in cui l'esistenza assume una connotazione finita rivelando la vulnerabilità della natura umana.
In questo frangente comprendo appieno che gran parte degli esseri umani soffre mancanze più o meno rilevanti e sento nascere la necessità di confrontare il mio punto di vista con quello del prossimo. Questa sensazione da vita prima a dei progetti di intervista nel campo della musica e dell'arte e si sposta poi sul fronte dell'integrazione razziale e della convivenza tra popoli.
In questo momento storico, complice la pressoché totale interconnessione tra individui, si ha un'idea più ampia di quanto accade nel mondo e si ha la possibilità di percepire con maggiore precisione dimensioni di vita lontane dalla propria. Nonostante ciò, le informazioni sono così tante e spesso confuse che paradossalmente risulta più complesso scremarle per generare un'immagine fedele di quanto effettivamente accada nel presente.
Da questa constatazione, nasce la volontà di mettere nero su bianco le verità dei miei contemporanei, raccogliendo testimonianze e riassumendole in esposti di facile fruizione per tutti per dare vita ad uno strumento che possa essere utile per conoscere e per conoscersi.

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